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Il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP

Il pomodorino del piennolo deve il suo nome alla consuetudine dei contadini vesuviani di intrecciare, intorno ad uno spago legato a cerchio, i grappoli  di pomodorini, sino a formare un grande grappolo (il piennolo) che viene poi appeso in un ambiente asciutto e ventilato.
I pomodorini potranno così essere staccati di volta in volta dal “piennolo” per essere consumati nei mesi successivi. La coltivazione in terreni non irrigui e la buccia particolarmente spessa favoriranno la conservazione per tutto l’inverno e, nelle stagioni più favorevoli, sino alla Pasqua successiva alla raccolta.

L’areale di coltivazione del pomodorino del piennolo comprende tutti i comuni inclusi nel perimetro del Parco Nazionale del Vesuvio a un’altitudine compresa tra i 150 e i 450 metri sul livello del mare.
I semenzai si preparano a fine febbraio, mentre le piantine si trapiantano dal semenzaio in campo aperto in marzo-aprile; la raccolta avviene tra luglio e agosto.
Il suolo è costituito da materiale piroclastico proveniente dalle colate laviche stratificatesi nei secoli, con caratteristiche fisico-chimiche abbastanza uniformi. Esso è di colore tendenzialmente scuro, sciolto, prevalentemente sabbioso, permeabile, povero di sostanza organica e quindi di azoto, ricco di potassio.
Tutte le pratiche agricole (trapianto, cimatura, rincalzatura, diserbo, raccolta ecc.) sono eseguite a mano a causa della disposizione irregolare e a terrazze dei terreni, che rende difficile la meccanizzazione.
Le rese, in mancanza di irrigazione, sono molto basse e non superano i 100/120 q/ha.

Il frutto è una bacca rossa a maturazione, con dei solchi laterali (coste) che, unitamente al cosiddetto “pizzo” alla estremità, gli conferiscono la caratteristica forma (da non confondersi con gli ibridi, che hanno il “pizzo” meno accentuato e assenza di coste).
Il pomodorino del piennolo del Vesuvio ha una buccia abbastanza spessa, quasi croccante al morso, e una polpa molto soda e compatta con un basso tenore di acqua.
Alla sua straordinaria sapidità concorrono una prodigiosa combinazione di zuccheri e di sali minerali. In seguito, la conservazione in “piennoli” conferirà al pomodorino un retrogusto leggermente amaro.

In virtù delle sue straordinarie caratteristiche organolettiche, risultanti dalla irripetibile combinazione tra ecotipo, ambiente vesuviano e tecniche di coltivazione e dalla peculiare pratica di conservazione, Il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio ha ottenuto il riconoscimento comunitario della Denominazione di Origine Protetta con Regolamento n. 1238 dell'11.12.09 (pubblicato sulla GUCE del 17.12.09).
Per il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio, come per altri prodotti di altissima qualità e lunga tradizione, l'associazione Slow Food ha creato un presidio di salvaguardia con l'obiettivo principale di far conoscere le potenzialità di questo prodotto ai consumatori più attenti e curiosi e alla ristorazione di alto livello.

Il delizioso sapore dolce-acidulo e il retrogusto leggermente amaro fanno del pomodorino del piennolo un ingrediente principe di numerosi piatti tipici napoletani, come i classici spaghetti , e  donano equilibrio nel sapore a piatti a base di pesce, avendo la caratteristica di esaltare le peculiarità degli altri ingredienti.

Periodo di raccolta: luglio
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